Rosicchio l’anima
a un centimetro dal cuore
-goccia rossa sul vetro gelido-
Scrivo la parola “fine”
con due dita di lacrime
-poi, finalmente socchiudo gli occhi-
Sillabo il tuo nome al contrario
dentro il palmo della mano
– e la piaga aperta pare un fiore di fantasia-
L’ uomo polveroso sostò tra le mie braccia
con una delle sue ultime emozioni in mano.
Io non mi arrabbio mai – sentenziò
io recito, recito solo la mia parte in quelle notti
con la luna a picco sul vostro fiore di carne.
Mi beo, Dio, quanto mi beo
nell’osservare l’ultima di voi innamorarsi
e, poiché innamorata,
accasciarsi poco a poco come un sacchetto vuoto.
Un sacchetto bagnato d’acqua.
Esattamente come te -mi disse
Poi senza desiderio mi attraversò i sensi
e mi deglutì a grandi bocconi.
Con me le ore, la noia, il vuoto, l’ira della mia lingua.
Non fare storie -mi disse
Getta i miei occhi verdi sull’erba, e falla finita!
Non ne feci
disimparando così a fare storie.
sperimentando-mi
Mi piaceva quella sua testa cava,
quando dal nulla germogliava
come in verdi ciuffi.
(Il passato è passato. E’ passato!… – penso)
Da dentro quella strana tazza
le cose irreali s’accoppiavano
con le cose qualunque e poi volavano
in canti di rondine.
(Coraggio, sono a buon punto. A buon punto di che?
Ne sto parlando al passato, quindi sono a buon punto! -mi dico)
Anche per questo, mi pareva così strano
e distrattamente bello, irraggiungibile,
inmenso…
(Il mio interesse infondo, è solo momentaneo…
transitorio – mi ripeto)
In queste strane storie c’entra la testa,
un po’il cuore e forse un’ombra di sesso
… a ben pensarci è buffo, io che scrivo e lui che non legge.
Fa proprio riedere, no?
sperimentando
E’ l’una di notte.
-Oh si-
l’una di notte è una buona ora per incontrare la luna.
Ora,
ho un sacco di tempo libero per incontrarla,
da quando la tua ombra
mi cammina sopra
senza toccarmi mai
Ho bisogno di incontrarla – questa luna nuova-
per scrivere scrivere…scrivere
poesie ottuse, poesie ostinate,
poesie come questa.
sperimentando
Eccomi qui…si, qui col mio essere solitario spalmato
sulla schiena come un residuo tossico.
So cosa dovrei fare, prenderlo per la gola – dovrei.
Sbatterlo contro il muro – dovrei.
Sbucciarlo via con uno schiocco, eliminarlo insomma
……caricare la lavastoviglie, pulire per terra,
buttare la spazzatura…- dovrei…
Dio, qualche cosa dovrei pur farla no?, prima,
prima che quel pazzo mi faccia andare a male.
Ma con me non vuole parlare.
Non vuole discutere.
Mi odia! Solo pensa
e lo sento pensare… – io
e mi fa la morale…- lui
e mi fa un favore… – dice
…non fare questo, né quello, né quell’altro…
Bene, lo ammetto, ok, forse lo amo…magari solo un po’,
e per necessità, o forse è per legittima difesa?
sperimentando
Io non credo di avere i requisiti -no
aculei cosi puntuti per infilzarti -neppure
al massimo sgomito, graffio, impreco.
Troppo poco!
Decisamente inadatta la pena al peccatore.
Certo, se fossi una regina…(se fossi una regina,
di quelle con la corona) t’avrei già decapitato
e senza appello
ma solo dopo averti sfiancato con cento notti d’amore,
rubato il sorriso
e scoordinato la traiettoria del filo d’avorio
di quei tuoi denti perfetti, solo per capriccio,
per pura vendetta.
Bello, bellissimo
vederti perso nei miei occhi
che di tutti sono,
fuorchè di te.
sperimentando
L’altr’anno ero infelice quasi come quest’anno
ma molto meno di adesso, ero infelice.
Ero la donna più infelice del mondo, si l’altr’anno
ma con molte meno parole tra le dita di adesso
e con molte più dita libere…allora.
C’era chi mirabolava tra i miei piccoli spazi
facendoli sembrare grandi spazi, e io, inebetita
da tutta quella estensione piena e inaspettata,
mi contraevo e accorciavo e diminuivo e inarcavo
a suo piacimento, diventando a momenti tesa
a momenti distesa, ma sempre in attesa …sempre.
L’altr’anno c’erano le stesse stelle di quest’anno
splendenti come neve, ma molto più belle…l’altr’anno
sperimentando
Lui scrive con penne mangiucchiate blu cobalto di patetiche muse, e ambisce ai titoli di coda come solo uno stupido può fare.
E’ cordialmente ostinato quando tenta il riposo fra le mani
vuote dell’ennesima battitrice d’asta.
Non è forse lecito che uno come lui cerchi una come lei
per quegli abbracci d’oro ondulato
o per un qualsiasi altro tango stramaledetto?
Dannato sia il sorriso di circostanza, la rabbia e la poesia
che ho dentro. Sempre scrivono di verità.
sperimentando
Allora ci credevo, allora pensavo che ogni virgola
fosse al posto giusto, e io con lei.
Lo scherzo azzurro ripeteva: Io, Io, Io…
e io rispondevo: Tu, Tu, Tu…
Credevo fosse mio quell’elastico di desiderio
che andava e veniva innocente e scintillante
come una fotocopia plastificata.
Sbagliando l’accesso, il recupero del dato effettivo
risultò impossibile.
Sai, il mio problema fu l’avere e non il dare, sparpagliando
l’ora notturna.
Ci voleva coraggio e diavoli panciuti dentro
per inventarsi quei sorrisi che altri, ora, sanno fare.
Bisognava saper andare oltre gli artigli scuri di pece,
e io no, non l’ho saputo fare. Non lo so fare.
Quando la luce verrà, non voglio trovarti qui.
sperimentando
Provo a guardare gli altri che non sei tu.
Provo a guardarli nel sottile velo di vetro
di quegli occhi che non sei tu.
Di quegli occhi incolpevoli , la tua ombra
mi colpisce a tal punto da cambiare prospettiva,
il punto d’osservazione.
Ostinata?,l’ostinazione è un vizio come un altro, tu lo sai
è un morso di cane rabbioso, una ferita che stenta a guarire
in sutura di spago.
Sono pietosa, sono pietosa,
sono pietosa con tutti. Ma non con me.
sperimentando
…e come stai? – gli dico
non male. – mi dice
così brucianti questi istanti di detestabile silenzio -penso io
perché non riusciamo parlare? – gli dico
non lo so, forse perchè non c’e nulla da dire. – mi dice
ok, hai ragione. – gli dico
Hai un carattere strano, sai?, sempre lì a scavare,
scavare intorno le cose…dentro le cose
a farci dei buchi, quasi ci fosse
qualche cosa dentro – mi dice
è una tua teoria? – gli dico
e tu sai sempre tutto… – mi dice
Sei sempre pessimo -penso.
Non c’è niente di più morto di questa ora
morta, che nessun inferno ha inghiottita.
E’ così sottile questo meccanismo malato,
sembra puro come una vela bianca di vento
Non c’e dubbio né silenzio
in queste stanze senza segni, senza graffi ,
dove il nulla sopravvive, le parole sono il filo
e la trama dell’addio.
Con una mano sulla mano, ammutolisco.
Ambre di cielo,estate di finestre fluttuanti,
di tendaggi sospesi,
i fruscianti si moltiplicano tra i biancolumi accecati.
Ne ò amate di tele, di trame grezze -Dio se ne ò amate- cosi rade
e rare, care nelle loro manifestazioni più ombrose
coi loro timidi sgorbi di filo torto,
come pensieri addossati, come verdi vescicole di gechi
dalle piccole lingue volanti in cerca di baci,
piccoli deglutitori di insetti e sillabe ronzanti.
Privata dei pensieri, infognata tra le ore, nei minuti,
impaludata nella memoria impressa
la glottide si tende come una guglia, rossa vibrissa
nell’umile grotta caldo-umida e scintillante.
L’infelicità è una freccia, un selvaggio sospiro,
così facilmente sacrificabile il paradiso.
Vivere nello scuro
con nient’altro che il nero-fumo addosso,
il più profondo che le ciglia conoscono,
e il più rapido battito, testa corpo
mani, che non vedo
-le mie mani non vedo- tenerissime
queste mani come rami, come foglie di giaciglio
al sicuro e nerissime.Io feto che galleggia
senza pietre sul petto
scuro canale di parto
e i capelli neri fili -neri tralci- sudaticci
di ombre boschive cosi’fresche,impenetrabile
al sicuro…
avviluppata e non premiata…
condannata, forse.
Il suo cuore amputato è guarito, rigenerato,
ne avverto il palpito glaciale.
Non ho più nulla da dare, il silenzio
s’è adeguato alla costante, è a sua misura,
ne deglutisco un poco ogni sera, come una spezia,
come un biscotto.
Le notti non somigliano più alle mattine,
e le mattine sono più piatte e più vaste delle notti
il becco ambrato del gallo non l’ho più sentito
solo la falena argentata canta, di tanto in tanto,taciti requiem.
Si riempiono le grondaie degli occhi in quei momenti
transitori, quando la bava di seta sul petto si strappa
con uno strap sonoro. Ho imparato a bocca
chiusa l’arte del silenzio.
Colui che è per metà carne e per metà metallo, continua a giocare.
dietaweb
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