Secondo canto di dicembre
Mi porterai via le parole non dette
e il bordo traslucido della tua immagine:
la speranza sarà la retta
che più non ci percorre.
Tu sai compiere magie e incanti
ma dall’altro lato della luna.
Io solo piangere a memoria,
come un organetto seducente.
I cieli di dicembre

Cosa sogni tu? Nulla – dicesti -
Stringo la mia piccola dignità e mi allontano
dal tuo lungo passo.
Questa fragile fine
è un fiocco di vetro nel cielo di dicembre
***

Ti trascino per ore,
lungo è il perimetro dei miei sensi;
il tuo fiato mi ricopre come una larga foglia.
Da una crepa del petto
mi nutri le ossa, la gola, la testa.
Sull’erba del letto
poggio il gomito e gemo.
Il sogno
Un silenzio di pece bianca
mi scende sul collo come una benda,
l’urlo è acqua dolce
tra lingue di sale
Sogno, sporca illusione
sei stato partorito morto
e le ciglia sbattute dal vento
fingono felicità nelle tante stazioni
per le lacrime.
E’ di una tenerezza infame
questi bianco rappreso
mentre abortisce particelle d’amore
sui binari, tra i finestrini sigillati
e fin dentro ventre rosso della notte.
Porcellana incrinata, sterile bricco di carne
sei un peccato dal misto sapore,
notte dopo notte, rifulgerai altrove.
L’abbraccio
Abbraccio il tuo cuscino scavato dal capo
come fosse un ventre di piume
curva
sul quel sudore che è già ricordo.
L’altra notte le forme erano ubriache
ora, solo carta di giornale.
Mi schiaccia l’idea
di un’altra veste che ti veste
che ti strofina la pelle.
Un’altra pietra
su questo cumulo di pietre,
non distinguo parola o gesto
nel vento.
Un’idea percettibile solamente
dall’arpa del cuore.
Il suo nome sulla bocca
Non ho altri nomi sulla bocca
ne volti incollati sulle iridi erbose.
Quando tutto questo sarà mangiato
succhiato, esaurito
dove spedirò l’occhio-immagine
a consolazione
del mio tic-tac di carne?
La pelle tirata
muta l’anatomia del corpo
è carne uccisa dal tempo
Il tuo fiato
smista parole e parole…
ma non è amore
e sempre mi sorprende
Un mondo di ghiande
si consuma tra le foglie,
col mio ramo reciso
non ti posso trattenere.
senza titolo
Non risorgerai dal tempo,
dalla luna, dalle cose comuni
dallo scuro bordo degli occhi
-dai sogni l’oro non esce-
Il tuo tepore
è dentro le mie vene di vetro
galleggia grazioso
avvolgendomi come un pesce
come una serpe.
Dal largo orizzonte
l’ombra del cielo pettinato
si addormenta
nella conchiglia della mia mano.
Tutto finisce o inizia qui
con la minuscola onda che tocca
lo spicchio-ferita
e le ciglia d’ombra e di luce riflesse
a fermare questa mossa acqua di mare
Riconosco la nascita della fine
l’ago, il filo
quella sua trama prevedibile
-genuflessa piega viva.
Riconosco il riflesso contorno della lacrima
-mi appartiene come mia
che mai il dibattersi è servito
a cucire nebbia o amore
come ora , e d’autunno.
i molti perchè del silenzio
Che l’inadeguatezza abbia termine
nel silenzio,
ingollata da stupide lacrime
e le nocciole degli occhi
mangiucchiate dai perché,
siano il cibo per l’indifferente
affinché ingrassi l’aureola
della sua falsa sanità.
senza titolo
Costruirò scenari inutili
squadrandoti l’angolo acuto
appena più in la
del tuo occhio sinistro.
Berrò tazze di the bollente
dispiegando le ali infreddolite
sulle ecchimosi delle tue ragioni
Mi sfiancherò fianchi, ossa
sulle favole urticanti, e
sulla tua maschera decorata di stelle
lascerò scivolare due lacrime di sonno

