L’avventurosa storia della Regina bianca e il poeta barbaro


Sesto canto di dicembre

Dolce come un’ecatombe
un fiore che portava colore
amore

come un nettare di sangue
dimentico le ali scarne di polline e d’azzurro
terso

perdo la pelle sottile palpebra
secca pozza senza sole senza vento,
secca

la memoria lacrimosa si allontana
dalla bianca mattonella sporca
macchia.

Fu d’inverno che successe?
come gira il compasso cuore
amore

come bela la neve e balla…e balla
che appena disciolta ci tocca appena

e stringo e stringimi
la mano che morbida assenza sboccia
di gioia

e d’aria buona tra le labbra ,
dolce amaro amore
che tra le dita si macchia

amore.

Quinto canto di dicembre

Pubblicato su amore, arte, diario, la morte, notte, pensieri, poesie, scrittura, tristezza, tu e io di cristina sul Dicembre 24, 2007
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Tu chiaro preciso unico
rossa è la tua ragione.

Io sola,
inclinata sull’orlo
spenta gola di fiato e sangue
affondo

e di me non resta che miniatura impura.

Quarto canto di dicembre

Avere forma esatta, precisa
occorreva.

Perdere e ricominciare
per una giusta misura,
per una cosa ben fatta
per non avere più paura,

la tua pelle ora è nella mia
dolce come neve.

Nuda nei fianchi e nel cuore
il mio bene è canestro
per ogni tua caduta

Virgola la luna
scimmiottando l’onda,
spruzza di verde marino
tutto il buio che resta.

Terzo canto di dicembre

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I nodi di rame
sciogli
mentre cammini sopra
foreste di fili

e lo scintillio è lo stesso del sole.