l’ostrica
Digrada il chiarore
cono
di luce sull’ostrica che rosa
accesa
sbianca
e succhia, con le dita
la goccia salata dell’alga
grinza
che si tende e si leviga
al ritmo, all’onda
di marea.
Dentro due mondi, due mondi
dentro, disciolti
verso l’azzurro seme del mare.
diario del 24 gennaio
Certi uomini vivono tristi
imitazioni
-verità le chiamano…
fedeli e sempre uguali
non gli basta una pelle
risorta
sorridente di gloriosa accoglienza.
Dal canto mio
-stupida donna, stupida
non posseggo altra fragranza
diversa da me stessa e
i miei profumi sono ponti
troppo fragili per raggiungerli
Diario del 16 gennaio
Tutte le dolcezze sono delle tue mani;
calde
soffici mani che tra le mie
tornano riavvolte.
Mani nostre,
mani mie e tue, sfinite
tra una luce che accesa affama
le ombre
di un si , che è un si
immobile e colmo di dolcezza
da cuore a cuore
l’amore dei miei occhi
migra
nei tuoi occhi
-neri d’inchiostro – che come serpi
sempre si agitano
tra queste mie morbide sponde.
diario del 11 gennaio
Sposto la visione
del mio puro occhio e
calcolo silenziosamente la misura
della tua rabbia.
Sospendo il respiro del polmone
sinistro
e il rumore che ne consegue
fa tanto male.
Perché mi ostino a chiamarti
amore?
Diario del 7 gennaio
Non cancellarmi come il vapore
sui vetri gelati
d’inverno;
il tuo respiro,
ancora vive
nel caldo nei miei polmoni.
In questa nebbia che barcolla
fiaccola d’oro
è il lampione di strada,
…e quel il filo di fumo
dalla tua narice alla mia mano
è come una lunga, grigia carezza riccia
che vorrei fosse solo mia,
per sempe, evanescenza.
Diario del 2 gennaio
Spazio emerso di perla
e abissi d’acque,
a passare sopra i lievi battiti
di ciglia
che il tempo ha scomposto
e si,
l’ arpione di desiderio che vivo
e adoro richiama nutrimento al
cuore -struggente dolcezza-
come il veleggiare sicuro
il tuo
con la carezza che mi ama
dagli occhi fin sulla la lingua
e oltre, dove sfiorando ogni
lacrima ha sostato
consumando e sbiciolando
pani d’ansie e paure
tu
buono e vivo- il più amato-
e stretto fra queste dita flessuose, le mie
parole a benedire
questi gesti più ricchi e preziosi
di mille scrigni.
Diario di gennaio
Ronzio come un filo di lama
-da una tempia all’altra-
è una palla
che mai si arresta.
Sfilo il giunco dall’orecchio vibrante
e poi spacco
frasi e parole -così tante-
sempre le stesse,
simili a
rozze tazze d’ogni giorno
sbeccate
che nel chiarore della lampada
sfiorita – vecchio neon -
osservo quel nero
cono
d’ombra rotondo
che mi tenta sull’orlo
e trascura e attira
tagliente strapiombo
e li
sul davanzale bugiardo freddo
marmo
la vena grigia pulsa,
corda dal quale il volo sarebbe dolce
di navigli e nuvole
bianche,
pace che strappa a questo mondo
ogni potere d’infelicità.