Ho provato terrore…
Ho provato terrore
accettando tutte le sue abitudini
Avrebbe potuto o voluto uccidermi
-che questo era il mio destino-
ma c’erano troppi dolci richiami
tra i miei versi, troppi si irrispettosi
in quei dolori
a cui dare assistenza.
Gli amici andavano e venivano…
ci portavano gocce di pioggia
come lune
per la luce di un attimo
ho amato in silenzio quei mattini
di rabbiosa bambina, io rabbiosa
gli sorridevo
per una lingua di saluto
per un respiro di quel suo fiato,
della carezza incerta dell’odio
sottovuoto e svotato su di mè
che mi prendeva e riperdeva, ritrovava
in alternativa, senza precedenti o preconcetti
lentamente, ma intatta
sempre.
Che cuore pulsa nella tua mano?
Tremulo è quel ciglio di bambola
nell’arabesco delle tue ginocchia
Non è il mio;
mio è quel pensare che urla
che ripiange l’ombra
l’orologio d’opale.
Mi dicevi sempre
che l’indole romantica è la gioia delle rose
non della ragione.
Nei lembi di lino geloso
il dolore riprende il suo fiato
rinasce nella la sua giusta perfezione.
Sta notte il giocattolaio morde,
è molto furbo, ineducato
è attento è attento è troppo attento.
Ricordo…mi baciava sempre
senza troppo mordere.
Forma esatta
Scosso, riavvolse il suo se’ nel grembo
in quanto al vuoto che vi trovai,
lo riconobbi
riconoscendomi in quella forma
Ogni fessura si spalancò
mostrando tutti i suoi semi di sangue
e i denti d’avorio tra le carni scintillarono come lune.
Una cordicella stretta alla gola
e io imparai e imparai e imparai
che nel vicolo stretto
c’erano solo musiche di morte
mentre la vecchiaia abbaiava, mi rincorreva
come un cane in cerca di padrone.
L’amore ferito da 5 lame sottili ( bozza)
Mi alzavo dal letto
per contemplarlo nel sonno
strappando le vesti
a tutte le sue amiche furenti.
Contro quelle mura
appiccai mille fuochi
ma quei sogni erano cani
bestie
animali enormi
acquattati nella neve
contavano stagioni,
rinvigorendo terrori,
costringendo il silenzio.
Lenta volava la notte;
il cielo mordeva il biancore, il fiore
sfioriva sul bordo del suo ciuffo;
ma sorridevo, e ridevo
con una lingua di sottaceto tra i denti
asfissiando l’amore con dolore
ferita da due piccole
lame incoscenti
Ai 3 volti del triangolo
Ci vorrebbe compassione per quelle miserie
maestre nelle sottrazioni
ambigue e incarnate in volti
una volta quieti.
Ci vorrebbe pietà
per la quella storpia scia di verità
mossa da una lurida lingua e
dalle sue immagini volgari.
Osservo la tela del triangolo
osservo le tre facce prima dell’ultima parola
e benedetto sia il mio cervello
che mi da volontà,
e benedetta sia la mia bocca
che genera ancora verità e forza.
Ora il sigillo
è opposto alla vostra carne
e vi mostra le chiavi a cui tutto torna
Sono nuova adesso
capace di qualsiasi invenzione
e non c’e nulla
nulla che non possa essere
io filo, io trama e ordito d’arcobaleno,
io arcolaio nella notte,
pugnale che incide la sua lezione
Il disgusto, il giudizio, la putrefazione
li avete ricamati addosso
posati tra le vostre cosce
nell’urina chiazzata di sangue
dove mie nocche scricchioleranno
come corteccia di salice,
dove le mie unghie feriranno come reliquie
le vostre zampe cespugliose
Ecco il mio avvertimento
ecco la mia parola prima della vostra parola,
e ancor prima di udire un vostro vagito
godrò …della vostra fine
con tutte le mie antenne
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