L’aria che respiri
Mentre passavo come alito di vento,
in bocca avida di nutrimento
scrollavi le foglie come mantelli.
Non sono stata visibile
ne udibile
forse troppo bianca,
o senza colore,
ne odore.
Dopo i tripudi, le infinite dolcezze
le memorabili attese,
in sofferenza sfinita
solitaria e senza nome
non sono che acqua
nell’aria che respiri
Quarto canto di dicembre
Avere forma esatta, precisa
occorreva.
Perdere e ricominciare
per una giusta misura,
per una cosa ben fatta
per non avere più paura,
la tua pelle ora è nella mia
dolce come neve.
Nuda nei fianchi e nel cuore
il mio bene è canestro
per ogni tua caduta
Virgola la luna
scimmiottando l’onda,
spruzza di verde marino
tutto il buio che resta.
senza titolo
Costruirò scenari inutili
squadrandoti l’angolo acuto
appena più in la
del tuo occhio sinistro.
Berrò tazze di the bollente
dispiegando le ali infreddolite
sulle ecchimosi delle tue ragioni
Mi sfiancherò fianchi, ossa
sulle favole urticanti, e
sulla tua maschera decorata di stelle
lascerò scivolare due lacrime di sonno
L’ uomo polveroso sostò tra le mie braccia
con una delle sue ultime emozioni in mano.
Io non mi arrabbio mai – sentenziò
io recito, recito solo la mia parte in quelle notti
con la luna a picco sul vostro fiore di carne.
Mi beo, Dio, quanto mi beo
nell’osservare l’ultima di voi innamorarsi
e, poiché innamorata,
accasciarsi poco a poco come un sacchetto vuoto.
Un sacchetto bagnato d’acqua.
Esattamente come te -mi disse
Poi senza desiderio mi attraversò i sensi
e mi deglutì a grandi bocconi.
Con me le ore, la noia, il vuoto, l’ira della mia lingua.
Non fare storie -mi disse
Getta i miei occhi verdi sull’erba, e falla finita!
Non ne feci
disimparando così a fare storie.
sperimentando
E’ l’una di notte.
-Oh si-
l’una di notte è una buona ora per incontrare la luna.
Ora,
ho un sacco di tempo libero per incontrarla,
da quando la tua ombra
mi cammina sopra
senza toccarmi mai
Ho bisogno di incontrarla – questa luna nuova-
per scrivere scrivere…scrivere
poesie ottuse, poesie ostinate,
poesie come questa.
Non c’è niente di più morto di questa ora
morta, che nessun inferno ha inghiottita.
E’ così sottile questo meccanismo malato,
sembra puro come una vela bianca di vento
Non c’e dubbio né silenzio
in queste stanze senza segni, senza graffi ,
dove il nulla sopravvive, le parole sono il filo
e la trama dell’addio.
Con una mano sulla mano, ammutolisco.
L’occhio affamato divora di tutto
per un tozzo di sorriso, e i resti
sono briciole scadenti.
Sbuccio via la tua immagine seghettando
la linea cupa dell’orizzonte. Come volevo credere
nella tua mistica tenerezza e in ciò
che ti azzurrava, nel silenzio.
I fiori gialli, enormi, sono ricolmi d’api
nella giungla estiva
le molte donne con la faccia di selce
rintoccano minutissimi richiami corolla dopo corolla.
C’era un solo cielo e una sola occasione.
Le strisce d’orzo sbattono le ali ambrate
mentre il corvo nero attende ordini
è pronto ad andare oltre la felicità.
I tuoi giochi sono un’arroganza che
non ha più nulla a che fare con me.
Ti muoverai, mi muoverò
ma l’ago del tempo ci infilzerà entrambi.
La notte non ha silenziatore, i ronzii
sono sempre uguali e i dolori inesauribili
per varietà e misteri. Stanchezza a folate
si posa su questi paragrafi
sfoltendo virgole e tagliando versi.
Viziata, viziata…sono viziata
non dovrei mangiare o respirare
ma svegliarmi con un’estate già morta in grembo.
Le notti d’estate
L’estate ride
scherza da qualche parte
si mescola con le stelle nelle radure
è quasi una prigione.
La ballerina lattea è ferma,
la luce del giorno l’ha resa giudiziosa
una muta cellula azzurrina
oramai non mi teme e non mi sente.
L’urlo della notte è un carillon che schiamazza
nel buio i ricordi crepitano come fiammelle
si gettano su di me, illuminando queste sbarre
piene.
Non fosti già dentro di me,
ti ci misi io
apparivi come un occhio nero, splendido
tra la neve.
Poi lanciai un filo, una candida bava
ma quel tuo corpo di marmo
mi rispose con uno sbadiglio sdentato.
Piccolo gnomo
fiutare l’odore col ventre
ti allargava le orbite nelle notti senza sonno.
Apro e chiudo le branchie
sono un pesce senz’acqua, qui
il cuore batte veloce come il becco di un picchio.
L’addio ha un colore indefinito
è cenere in cielo.
Sono qui. Sono sempre qui
occhi e respiro
ogni ultima cosa
qui mi tiene il cucchiaio, la pietra, la polvere.
Con il pianto o la rugiada
la semplice fila di parole piene
diventano il limite
di questa notte diritta
taciturna come una faina .
Nessuna accoglienza
nessuna pura sensibilità nell’amore.
Nulla.
Sono privata del senso.
Labile, ondivaga, effimero
il lato dell’abisso
è una scatola guasta che fuggo
con la bocca sul foglio.
Non eri il dio desiderato
forse
la sua secca figura.
Scarsa l’udienza del tuo occhio
scuro fiorilegio concreto
inaridito
La luna nuova
è una sfera piena d’amido
ha candide linguette
eccitanti.
Io sono altro riflesso
L’ultimo dono assoluto
Ripongo l’ultima lingua ossidata.
Il giudizio e la perdita
hanno pensieri propri
non possono rinchiudere il mare
in una scatola.
I singhiozzi che sollevano i seni
spezzano gli oggetti
segnano grafici e diagrammi.
Il mio cuore batte
batte ancora
pulsa dove la carne ha poco spessore.
Questo corpo
questo sacco di ragnatele
ha sperato nell’accoglienza del palmo
della mano.
Hai sorriso
mentre mi rubavi gli occhi
e le parole.
Ho generato un altro errore
un fuoco
una larva
una schiava che veglia le sue stesse ossa.
Solo il tuo canto
era un dono assoluto.
Regina antica
Il mio cuore disorientato
è la mia immagine
una furia
che supplica in silenzio.
La testa sulla ciotola è di vetro.
La regina antica è qui
troneggia ogni notte
guarda queste mani fermentare
legate e bianche come il pane.
Chi insegue conigli senza armi
è un mostro
una nuvola
ha modi inafferrabili
sguazza tra fosse di calce viva
e fumo di cipressi odorosi
Nesuno lo ferma.
Dondolano le seducenti aurore
lente ancheggiano
sono per mille e mille giorni adorati.
Ma non per me.
L’acqua s’attorciglia
fugge come un liquido incostante
si porta via una lacrima nella corrente.
Da questa piccola luna acida
spunta la gemma velenosa.
Il pensiero coscente scintilla infelice
candido
come l’ossido di piombo.
La realtà è una piccola ferita
tra il cielo leggero e l’arco della luna.
Io sono una conchiglia enorme
una camelia
mi apro e mi chiudo
tra queste due ombre
fantasticando
sulla tua antenna centrale.
dietaweb
poesie in versi