L’avventurosa storia della Regina bianca e il poeta barbaro


L’amore ferito da 5 lame sottili ( bozza)

Pubblicato su amore, blog di poesia, introspezione, my blog, poesie d'amore, scrittura, tristezza di cristina sul Novembre 11, 2009

Mi alzavo dal letto
per contemplarlo nel sonno
strappando le vesti
a tutte le sue amiche furenti.

Contro quelle mura
appiccai mille fuochi
ma quei sogni erano cani
bestie

animali  enormi
acquattati nella neve
contavano stagioni,

rinvigorendo terrori,
costringendo il silenzio.

Lenta volava la notte;
il cielo mordeva il biancore,  il fiore
sfioriva sul bordo del suo ciuffo;

ma sorridevo, e ridevo
con una lingua di sottaceto tra i denti

asfissiando l’amore con dolore
ferita da due piccole
lame incoscenti

L’aria che respiri

Pubblicato su alla luna, amore, diario, poesie, poesie d'amore di cristina sul Ottobre 30, 2009

Mentre passavo come alito di vento,
in bocca avida di nutrimento
scrollavi le foglie come mantelli.

Non sono stata visibile
ne udibile
forse troppo bianca,
o senza colore,
ne odore.

Dopo i tripudi, le infinite dolcezze
le memorabili attese,
in sofferenza sfinita

solitaria e senza nome
non sono che acqua

nell’aria che respiri

le mie sante briglie

Pubblicato su amore, notte, pensieri, scrittura, tu e io di cristina sul Ottobre 23, 2009

Gli porsi le mie sante briglie
di stanca bestia.

Ammaliata pregai e  accesi lumi
ma i miei terribili difetti vivevano

nelle sue benedizioni

più felici dei vermi
nel corpo della terra.

La mia volontà non  più regina
disperava
nei pomeriggi piovosi

e gli incantamenti  disuguali
non sfuggivano mai
alle sue unghie taglienti.

Ciabattando lontano, goffo e deforme
nell’ultima  violenza
storpiava sull’asfalto stupide virtù.

La morte lo chiamava molle
con due dita sporche di sudicia terra

mentre  io, di lui morivo nel vederlo morire

senza titolo

Pubblicato su amore, diario, la morte di cristina sul Ottobre 22, 2009

Io non volevo essere sepolta: pensavo sarei soffocata anche da morta.
Ora sono morta e non sento più nulla.
Avevo letto di una luce calda; lei mi avrebbe accolta, abbracciata, coccolata e riscaldata.
Una luce armoniosa, accogliente, materna.
Invece nulla: non c’è nulla ad accogliermi.
Forse sto sognando o forse mi sono persa. Forse tutto il dolore patito mi ha tramortita, addormentata nel silenzio.
Invece no, la solitudine più pura, più vera è qui e mi rotea accanto come un cane fedele digrignando marce fauci di pena.
Ho paura, tanta paura. Con qualche senso sconosciuto tento un pianto senza lacrime che mi scuote nel terrore. Un’onda di ricordi vivi, veri e presenti mi prende : rivivo l’odio, la scarsa tolleranza verso di me stessa, quel desiderio malato di mettere fine agli “inconsolabili tradimenti” della vita, mi procurano nuove sofferenze indescrivibili.
Vorrei silenziare il ronzio infame delle parole, delle urla, dei pianti di chi mi ha amata, poi odiata e abbandonata. Valanghe di parole tornano a me come chiodi nella carne e, mentre dal di dentro sgorga un urlo senza voce, vomito angoscia e sangue.

Dio, dimmelo Tu cos’era questa mia vita “prima”, se non foglia secca trascinata dal vento.
La morte mi avrebbe salvata da tutto; spenti i riflettori, finalmente un buio di pace senza ieri, oggi ne domani. Nessuna mediazione, nessuna alternativa valida se non quella della pazzia e dell’auto annientamento.
Ricordo, dal ponte sull’autostrada brillavano le prime stelle.
Nel giro di qualche istante ogni respiro, ogni pena sarebbero terminati quaranta metri più in basso.
Affacciata sul bordo pietroso, una piantina verde mi osservava da sotto appena mossa da un vento tiepido.
Si, lei mi avrebbe accolta con amore. Finalmente avrei smesso di essere infelice smettendo di essere.

Ma non è stato così e  nulla si è placato; ora sono in questo non-luogo con l’eco del silenzio che mi trapassa: particella di nulla nel nulla.
Anni, mesi, giorni, minuti esistono ancora, o nel vuoto non c’e più tempo ne speranza? Percepisco con quel poco di me che ancora “è ”, il dissolversi della coscienza nel freddo vuoto ombroso mentre una grande pena mi attraversa e taglia come aria di ghiaccio.
Sono prigioniera e sono sola; più sola di quanto avessi mai immaginato; la mia prigione non ha pareti ma è più soffocante e stretta di una tomba sigillata.
Sopra di me due metri di fresca terra viva, viva di vermi, fremiti e radici che si ciberanno di me… prima o poi. Vorrei fuggire, tornare a quella tiepida sera d’autunno con le stelle in cima … decidere ancora; scappare per respirare la quiete di mille cieli azzurri.
Ma sono solo nebbia, mi avvolgo  e dissolvo in infiniti rivoli, fili scuri di lugubre pallore.
Nessuno mi ascolta, nessuno mi ricorda; chi avrà pietà di me, suicida per dolore?
Io non volevo essere sepolta: pensavo sarei soffocata anche da morta…

i narcisi

Pubblicato su amore, arte, fiori, pensieri, scrittura di cristina sul Ottobre 19, 2009

Ho veduto i narcisi fiammeggiare
e la saliva delle api era assai buona per loro.

Ogni sforzo ondulava in verde-azzurra
obbedienza
nel sopportare quelle materne costrizioni.

L’esiliato bene è un arcobaleno che torna
di tanto in tanto
ma ha vita breve quando abbandona

il suo colorato bagaglio tra le mie
braccia di polvere.

I casuali abbandoni

Pubblicato su amore, blog di poesia, diario, introspezione, la morte, scrittura di cristina sul Ottobre 19, 2009

Dietro i casuali abbandoni
risiedono mille attimi impazienti,
ma la  verità era pazienza, vera pazienza
in stretto lutto

Ora la luce è spenta;
il sorvegliante veglia la sua chiesa
carezzando tutte le  madonne
dagli occhi di giada

L’invisibile in faccia non guarda
ma condensa nella noia ogni goccia di sangue.

Che non sciupi la luce del suo unico occhio
tra il rosso sfiorito o in questa croce di ferro

I mendicanti come me, non sono che allucinati passeri,
attendono sulle porte delle catterdali
le ultime briciole di ostie;

hanno capito che l’amore e non il dolore,
è un’attualità insostenibile.

Il buon assaggio

Pubblicato su amore, blog di poesia, diario, introspezione, notte, poesie, poesie d'amore, tristezza di cristina sul Ottobre 16, 2009

Il frutto del buon assaggio
lentamente sfiòra.

Ecco denti del topo
intrappolare buoni destini.

Ecco posare due piccoli cuori
in rosicchiati  lettucci
di neve.

Candidi squarci
scoprono i nervi,

ma esultano gli occhi
tra allegri tornanti
di carne.

Ogni casa
ha la sua luna sopra
e un deliro di passetti
dentro la culla.

La misura è breve;
il metro, un antico midollo
dentro il suo ossso.

L’amore è un silenzioso amante,
schiamazza
solo quando ci porta la morte.

la morte del fiore

Pubblicato su amore, diario, la morte, luna, notte, scrittura di cristina sul Ottobre 15, 2009

Tutte le stelle scommisero
che il vuoto vivo
mi avrebbe ingoiata.

Era nella sua usanza,
la morte del fiore;

era nella sua danza
mostrare le misere carni
ingegnose.

Nessuna fede o ricordo
nella sudicia mente;

impiccata
al chiodo la pelle nuda bastonava
il muro.

Contro tutte quelle povere paure
la mia testa sonnecchiava
scivolando verso il fosso.

Il soldatino insonne
spietatamente spartiva
l’infinito e il confine.

Non mi esento’ mai
dal bastone o dalla bastonate.

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Pubblicato su amore, arte, l'eros, luna, pensieri, poesie d'amore, scrittura di cristina sul Ottobre 4, 2009

il muro del silenzio

Pubblicato su amore, arte, notte, pensieri, tristezza di cristina sul Giugno 29, 2008

dedicata ad un ricordo d’amore

Pubblicato su amore, diario, introspezione, notte, pensieri, poesie, tristezza di cristina sul Giugno 29, 2008
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Ricordi tesoro, ricordi

la pioggia che scendeva ?

pareva un velo,

un mantello

Il ghiaccio

lucidava i marciapiedi

come specchi rossi.

Dai miei stivali salivano

gli abbracci

e le cioccolate calde scendevano

a pochi centimetri dal cuore.

La piccola neve volava

e io con lei,

stretta nel blu, la lana delle tue mani

era il calore della notte.

Il gelo era innocente

innocente come  le nuvole,

come il piccolo sole tra le due torri,

e noi con loro.

Il sudore dei miei sforzi

sul freddo del distacco

a cos’e servito…

Il nostro mondo è senza frutto.

Dove sei adesso con le tue ali di vetro?

raccolta poetica

variazioni 

                                           raccolta poetica

diario del 1 aprile

Senza righe non scrivo
ma genero silenzio su silenzio.

Senza parole non vivo,
sola…
dai  baratri del petto a piombo

osservo
le panoramiche pozzanghere di lacrime
che attendono

quell’improvviso strappo
che ti libererà di me.

diario del 14 marzo

 

Bello è il sorriso del mio amante
spaventoso e quel suo guardarmi dopo___
dopo ogni altra cosa.

Distoglie lo sguardo
distoglie da mè, da mè
quello sgurado armonioso
che vengo dopo___dopo ogni altra cosa

oltre le nebbie, le notti stanche
oltre la vita comune__
il sole mi cancella
a lento giro.

Si sbuccia una lacrima
tre le lenzuola e un sorriso gli viene
che pare colmo___colmo di piacere

E’ un bluf …un bluf quel danzare ;
è la sua non-presenza l’immagine
che occupa il mio strazio.
Assenza, mia sola amica____

sorella
sei un cormorano dal becco lunare;
ti tuffi ogni notte, vorace
dentro una pozzanghera di stelle

diario del 24 febbraio

Saresti pututo essere
l’unico
nutrimento radice
la sola linfa
dei miei pensieri.

Sarei potuta essere
fronda
fresca sotto il sole
semplice parola e foglia

cinquelobi incisi
vene e linfa verde
cuore della nostra terra.

Saremmo potuti essere
smeraldi e nidi
umidi d’amazzonia

Noi,
che più non siamo.

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