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Ti trascino per ore,
lungo è il perimetro dei miei sensi;
il tuo fiato mi ricopre come una larga foglia.
Da una crepa del petto
mi nutri le ossa, la gola, la testa.
Sull’erba del letto
poggio il gomito e gemo.
Regina antica
Il mio cuore disorientato
è la mia immagine
una furia
che supplica in silenzio.
La testa sulla ciotola è di vetro.
La regina antica è qui
troneggia ogni notte
guarda queste mani fermentare
legate e bianche come il pane.
Chi insegue conigli senza armi
è un mostro
una nuvola
ha modi inafferrabili
sguazza tra fosse di calce viva
e fumo di cipressi odorosi
Nesuno lo ferma.
Dondolano le seducenti aurore
lente ancheggiano
sono per mille e mille giorni adorati.
Ma non per me.
L’acqua s’attorciglia
fugge come un liquido incostante
si porta via una lacrima nella corrente.
Da questa piccola luna acida
spunta la gemma velenosa.
Il pensiero coscente scintilla infelice
candido
come l’ossido di piombo.
La realtà è una piccola ferita
tra il cielo leggero e l’arco della luna.
Io sono una conchiglia enorme
una camelia
mi apro e mi chiudo
tra queste due ombre
fantasticando
sulla tua antenna centrale.
gioiello
Il gioiello giallo oro
è un piccolo globo di luce splendente.
Perduto.
Il ghiaccio
non si spezza contro il silenzio
l’occhio nero non ha colpe.
Non prova dolore.
Un cuore batte dentro lo specchio-prigione
piccoli vermi
gli hanno denudano il corpo convesso.
L’oscurità è facile da insultare
l’urlo resta senza voce.
Incolpevoli voglie morte
morte come vespe
strisciano e roteano come biglie
su questo piatto vuoto.
Ballata quotidiana
Bambina vestita di trina
il raggio di sole ti potrà perforare?
La pietra nutrice
ha un perno nel petto
gira
spreme il rosso mirtillo.
(Lenta l’operazione
e nessuna benedizione.)
Bambina vestita di brina
il raggio di sole ti potrà perforare?
Gira la rupe
spezza il granello
la farina volteggia
come un nastro bello.
(Lenta l’operazione
e nessuna benedizione.)
Bambina vestita di trina
il raggio di sole ti potrà perforare?
Il rospo
Dovresti ondeggiare più graziosamente
e sorridermi.
Con purezza ingannerai il mondo.
Lo diceva il rospo nel fango
mentre l’occhio del suo alto fallo
mi osservava tra i sassi.
Io non ne tenni conto
così scattò verso ninfee più clamorose
deluso dalla mia postura.
Basteranno dieci unghie affilate
e due occhi di lumaca
per pareggiare il conto?
Mi sono seduta
a plasmare la pace ma
mancano le stelle
e quella sua piccola stupidità spinosa.
Il piccolo grumo di fango
non è fatto per sognare.
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