I fiori
I fiori cadono dall’alto
come rosse macchie ancora vive.
Ben recapitata la rabbia
si mescola ai fondi dell’inesperienza
e le risposte accanite,
si torcono nella miseria.
Una solitudine pura e dura urla l’addio
dalla tromba delle scale.
Questa luce perfetta smorza ogni gioia
di una visione viva e vera,
con labbra molli risucchia tutti i purgatori.
La riconoscenza cristallizzata tra le rocce
legando l’agnello ad un groviglio di vene,
sfrigola ad ogni abbraccio.
L’umiltà è un fiore di antica viltà
la sua luce, un eterno paragone.
i narcisi
Ho veduto i narcisi fiammeggiare
e la saliva delle api era assai buona per loro.
Ogni sforzo ondulava in verde-azzurra
obbedienza
nel sopportare quelle materne costrizioni.
L’esiliato bene è un arcobaleno che torna
di tanto in tanto
ma ha vita breve quando abbandona
il suo colorato bagaglio tra le mie
braccia di polvere.
Non c’è niente di più morto di questa ora
morta, che nessun inferno ha inghiottita.
E’ così sottile questo meccanismo malato,
sembra puro come una vela bianca di vento
Non c’e dubbio né silenzio
in queste stanze senza segni, senza graffi ,
dove il nulla sopravvive, le parole sono il filo
e la trama dell’addio.
Con una mano sulla mano, ammutolisco.
Papaveri a giugno
Papaveri, cicale mute
s’agitano come torce in mezzo al grano.
Rosse labbra rugose, caste
ballano tra loro le flessuose. Baciami
baciami sembrano dire
baciami sul bordo straziato, baciami
Sanguinano sotto il sole, piccoli amanti invadenti
ogni fiore è un’anima, un’ape, un proiettile
un banchetto.
Spargono invidia come polline.
Io, che sono di carne viva
mi chiudo sul loro fiore.
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poesie in versi