L’avventurosa storia della Regina bianca e il poeta barbaro


Pubblicato su blog di poesia, introspezione, la morte, mio, notte, poesie, poesie d'amore, scrittura, tristezza di cristina sul Novembre 18, 2009

Che cuore pulsa nella tua mano?

Tremulo è quel ciglio di bambola
nell’arabesco delle tue ginocchia

Non è il mio;
mio è quel pensare che urla
che ripiange l’ombra
l’orologio d’opale.

Mi dicevi sempre
che l’indole romantica è la gioia delle rose
non della ragione.
Nei lembi di lino geloso
il dolore riprende il suo fiato
rinasce nella la sua giusta perfezione.

Sta notte il giocattolaio morde,
è molto furbo, ineducato
è attento è attento è troppo attento.

Ricordo…mi baciava sempre
senza troppo mordere.

senza titolo

Pubblicato su amore, diario, la morte di cristina sul Ottobre 22, 2009

Io non volevo essere sepolta: pensavo sarei soffocata anche da morta.
Ora sono morta e non sento più nulla.
Avevo letto di una luce calda; lei mi avrebbe accolta, abbracciata, coccolata e riscaldata.
Una luce armoniosa, accogliente, materna.
Invece nulla: non c’è nulla ad accogliermi.
Forse sto sognando o forse mi sono persa. Forse tutto il dolore patito mi ha tramortita, addormentata nel silenzio.
Invece no, la solitudine più pura, più vera è qui e mi rotea accanto come un cane fedele digrignando marce fauci di pena.
Ho paura, tanta paura. Con qualche senso sconosciuto tento un pianto senza lacrime che mi scuote nel terrore. Un’onda di ricordi vivi, veri e presenti mi prende : rivivo l’odio, la scarsa tolleranza verso di me stessa, quel desiderio malato di mettere fine agli “inconsolabili tradimenti” della vita, mi procurano nuove sofferenze indescrivibili.
Vorrei silenziare il ronzio infame delle parole, delle urla, dei pianti di chi mi ha amata, poi odiata e abbandonata. Valanghe di parole tornano a me come chiodi nella carne e, mentre dal di dentro sgorga un urlo senza voce, vomito angoscia e sangue.

Dio, dimmelo Tu cos’era questa mia vita “prima”, se non foglia secca trascinata dal vento.
La morte mi avrebbe salvata da tutto; spenti i riflettori, finalmente un buio di pace senza ieri, oggi ne domani. Nessuna mediazione, nessuna alternativa valida se non quella della pazzia e dell’auto annientamento.
Ricordo, dal ponte sull’autostrada brillavano le prime stelle.
Nel giro di qualche istante ogni respiro, ogni pena sarebbero terminati quaranta metri più in basso.
Affacciata sul bordo pietroso, una piantina verde mi osservava da sotto appena mossa da un vento tiepido.
Si, lei mi avrebbe accolta con amore. Finalmente avrei smesso di essere infelice smettendo di essere.

Ma non è stato così e  nulla si è placato; ora sono in questo non-luogo con l’eco del silenzio che mi trapassa: particella di nulla nel nulla.
Anni, mesi, giorni, minuti esistono ancora, o nel vuoto non c’e più tempo ne speranza? Percepisco con quel poco di me che ancora “è ”, il dissolversi della coscienza nel freddo vuoto ombroso mentre una grande pena mi attraversa e taglia come aria di ghiaccio.
Sono prigioniera e sono sola; più sola di quanto avessi mai immaginato; la mia prigione non ha pareti ma è più soffocante e stretta di una tomba sigillata.
Sopra di me due metri di fresca terra viva, viva di vermi, fremiti e radici che si ciberanno di me… prima o poi. Vorrei fuggire, tornare a quella tiepida sera d’autunno con le stelle in cima … decidere ancora; scappare per respirare la quiete di mille cieli azzurri.
Ma sono solo nebbia, mi avvolgo  e dissolvo in infiniti rivoli, fili scuri di lugubre pallore.
Nessuno mi ascolta, nessuno mi ricorda; chi avrà pietà di me, suicida per dolore?
Io non volevo essere sepolta: pensavo sarei soffocata anche da morta…

I fiori

Pubblicato su fiori, la morte, poesie di cristina sul Ottobre 19, 2009

I fiori cadono dall’alto
come rosse macchie ancora vive.

Ben recapitata la rabbia
si mescola ai fondi dell’inesperienza

e le risposte accanite,
si torcono nella miseria.

Una solitudine pura e dura urla l’addio
dalla tromba delle scale.

Questa luce perfetta smorza ogni gioia
di una visione viva e vera,
con labbra molli risucchia tutti i purgatori.

La riconoscenza cristallizzata tra le rocce
legando l’agnello ad un groviglio di vene,
sfrigola ad ogni abbraccio.

L’umiltà è un fiore di antica viltà
la sua luce, un eterno paragone.

I casuali abbandoni

Pubblicato su amore, blog di poesia, diario, introspezione, la morte, scrittura di cristina sul Ottobre 19, 2009

Dietro i casuali abbandoni
risiedono mille attimi impazienti,
ma la  verità era pazienza, vera pazienza
in stretto lutto

Ora la luce è spenta;
il sorvegliante veglia la sua chiesa
carezzando tutte le  madonne
dagli occhi di giada

L’invisibile in faccia non guarda
ma condensa nella noia ogni goccia di sangue.

Che non sciupi la luce del suo unico occhio
tra il rosso sfiorito o in questa croce di ferro

I mendicanti come me, non sono che allucinati passeri,
attendono sulle porte delle catterdali
le ultime briciole di ostie;

hanno capito che l’amore e non il dolore,
è un’attualità insostenibile.

L’alchimista

Pubblicato su blog di poesia, diario, introspezione, la morte, luna, poesie, poesie d'amore di cristina sul Ottobre 18, 2009

E’ come la vuole, la sua fortuna
tra le unghie crespe come cortecce
e mescolando reliquie tra i cespugli.

Del pensiero non immagina la forma
tutto gli è stato concesso,
l’argilla calda, il nutrimento, la trappola incarnata.

Non c’e nulla che non abbia preso
avvolto, stracciato, buttato.
La sua prossima stella avrà un corpo differente
lontano da questo quarto di luna.

L’anima penzola dalla sua forma,
per cinque volte l’ho benedetto
per cinque volte i piedi e le ginocchia
gli ho cullato succhiando le ferite come vino.

Rulla nelle vene qualche cosa di rosso
e monta la marea come il nevischio di ghiaccio.
Questo canto di silenzio è cenere per il suo occhio
ovatta, ovatta per i mie timpani;

il cono luminoso da’ frutti d’oro
ma è lontano, troppo lontano da questa
cenere di vento.

la morte del fiore

Pubblicato su amore, diario, la morte, luna, notte, scrittura di cristina sul Ottobre 15, 2009

Tutte le stelle scommisero
che il vuoto vivo
mi avrebbe ingoiata.

Era nella sua usanza,
la morte del fiore;

era nella sua danza
mostrare le misere carni
ingegnose.

Nessuna fede o ricordo
nella sudicia mente;

impiccata
al chiodo la pelle nuda bastonava
il muro.

Contro tutte quelle povere paure
la mia testa sonnecchiava
scivolando verso il fosso.

Il soldatino insonne
spietatamente spartiva
l’infinito e il confine.

Non mi esento’ mai
dal bastone o dalla bastonate.

il limite

Pubblicato su la morte, mio di cristina sul Settembre 29, 2009

il limite è il tuo orlo
la tua unica congiunzione

e’ un  bordo di granito
in bocca alla tua morte

Se gli tendi la mano
se gli porti le tue ceneri di carne

strato su strato
con sguardo lucente

sarai libera da tutto il dolore

per sempre

Chi…

Chi ti ha perso chi
prima di me ti ha perso… chi

.

in una goccia in un granello
dentro una lacrima

perduto… chi

.

entra ed esce dal mio occhio
precipitando con una luce
nel pugno…chi

mi spegne singhiozzo o preghiera

silenziosamente. 

.

Veglio
il tuo volto notturno
come una macchina obbediente

.

veglio lo scarabocchio del tuo sorriso
inviolato
dal mio pensarti per ore

.

veglio e rido infelice
di freddo e nostalgia.

diario del 14 marzo

 

Bello è il sorriso del mio amante
spaventoso e quel suo guardarmi dopo___
dopo ogni altra cosa.

Distoglie lo sguardo
distoglie da mè, da mè
quello sgurado armonioso
che vengo dopo___dopo ogni altra cosa

oltre le nebbie, le notti stanche
oltre la vita comune__
il sole mi cancella
a lento giro.

Si sbuccia una lacrima
tre le lenzuola e un sorriso gli viene
che pare colmo___colmo di piacere

E’ un bluf …un bluf quel danzare ;
è la sua non-presenza l’immagine
che occupa il mio strazio.
Assenza, mia sola amica____

sorella
sei un cormorano dal becco lunare;
ti tuffi ogni notte, vorace
dentro una pozzanghera di stelle

diario del 16 febbraio

Amore amore cucimi il cuore
con la tua perfezione

e forami gli occhi  che non voglio vedere
col filo di seta

la bocca 
mano sulla corolla rossa
non sà farsi amare- zitta!

filtra la garza brezzolina  il fiato
si travasa l’alito e
l’acqua  salata lacrima

tu asciugami l’onda che monta
e gli urli, le isole, il sole che muore
sulle clessidre

amore amore amore
aprimi il cuore
con la tua perfezione

ferma l’onda, senza di te
mi sento morire.

Sesto canto di dicembre

Dolce come un’ecatombe
un fiore che portava colore
amore

come un nettare di sangue
dimentico le ali scarne di polline e d’azzurro
terso

perdo la pelle sottile palpebra
secca pozza senza sole senza vento,
secca

la memoria lacrimosa si allontana
dalla bianca mattonella sporca
macchia.

Fu d’inverno che successe?
come gira il compasso cuore
amore

come bela la neve e balla…e balla
che appena disciolta ci tocca appena

e stringo e stringimi
la mano che morbida assenza sboccia
di gioia

e d’aria buona tra le labbra ,
dolce amaro amore
che tra le dita si macchia

amore.

Quinto canto di dicembre

Pubblicato su amore, arte, diario, la morte, notte, pensieri, poesie, scrittura, tristezza, tu e io di cristina sul Dicembre 24, 2007
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Tu chiaro preciso unico
rossa è la tua ragione.

Io sola,
inclinata sull’orlo
spenta gola di fiato e sangue
affondo

e di me non resta che miniatura impura.

i molti perchè del silenzio

Che l’inadeguatezza abbia termine
nel silenzio,
ingollata da stupide lacrime

e le nocciole degli occhi
mangiucchiate dai perché,
siano il cibo per l’indifferente

affinché ingrassi l’aureola 
della sua falsa sanità.

i molti perche del silenzio

Che l’inadeguatezza abbia termine nel silenzio
                           (o ingozzata da stupide lacrime )

e le nocciole degli occhi
siano il cibo per l’indifferente

affinché ingrassi l’aureola 
della sua falsa santità

forse domani…

Mentre stava ancora accadendo
era già tutto finito.
Il silenzio cola
su uno spazio sempre più ampio

Forse domani…
si, domani mi dirai qualcosa
.

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