Che cuore pulsa nella tua mano?
Tremulo è quel ciglio di bambola
nell’arabesco delle tue ginocchia
Non è il mio;
mio è quel pensare che urla
che ripiange l’ombra
l’orologio d’opale.
Mi dicevi sempre
che l’indole romantica è la gioia delle rose
non della ragione.
Nei lembi di lino geloso
il dolore riprende il suo fiato
rinasce nella la sua giusta perfezione.
Sta notte il giocattolaio morde,
è molto furbo, ineducato
è attento è attento è troppo attento.
Ricordo…mi baciava sempre
senza troppo mordere.
le mie sante briglie
Gli porsi le mie sante briglie
di stanca bestia.
Ammaliata pregai e accesi lumi
ma i miei terribili difetti vivevano
nelle sue benedizioni
più felici dei vermi
nel corpo della terra.
La mia volontà non più regina
disperava
nei pomeriggi piovosi
e gli incantamenti disuguali
non sfuggivano mai
alle sue unghie taglienti.
Ciabattando lontano, goffo e deforme
nell’ultima violenza
storpiava sull’asfalto stupide virtù.
La morte lo chiamava molle
con due dita sporche di sudicia terra
mentre io, di lui morivo nel vederlo morire
Il buon assaggio
Il frutto del buon assaggio
lentamente sfiòra.
Ecco denti del topo
intrappolare buoni destini.
Ecco posare due piccoli cuori
in rosicchiati lettucci
di neve.
Candidi squarci
scoprono i nervi,
ma esultano gli occhi
tra allegri tornanti
di carne.
Ogni casa
ha la sua luna sopra
e un deliro di passetti
dentro la culla.
La misura è breve;
il metro, un antico midollo
dentro il suo ossso.
L’amore è un silenzioso amante,
schiamazza
solo quando ci porta la morte.
la morte del fiore
Tutte le stelle scommisero
che il vuoto vivo
mi avrebbe ingoiata.
Era nella sua usanza,
la morte del fiore;
era nella sua danza
mostrare le misere carni
ingegnose.
Nessuna fede o ricordo
nella sudicia mente;
impiccata
al chiodo la pelle nuda bastonava
il muro.
Contro tutte quelle povere paure
la mia testa sonnecchiava
scivolando verso il fosso.
Il soldatino insonne
spietatamente spartiva
l’infinito e il confine.
Non mi esento’ mai
dal bastone o dalla bastonate.
dedicata ad un ricordo d’amore
Ricordi tesoro, ricordi
la pioggia che scendeva ?
pareva un velo,
un mantello
Il ghiaccio
lucidava i marciapiedi
come specchi rossi.
Dai miei stivali salivano
gli abbracci
e le cioccolate calde scendevano
a pochi centimetri dal cuore.
La piccola neve volava
e io con lei,
stretta nel blu, la lana delle tue mani
era il calore della notte.
Il gelo era innocente
innocente come le nuvole,
come il piccolo sole tra le due torri,
e noi con loro.
Il sudore dei miei sforzi
sul freddo del distacco
a cos’e servito…
Il nostro mondo è senza frutto.
Dove sei adesso con le tue ali di vetro?
raccolta poetica
raccolta poetica
Chi…
Chi ti ha perso chi
prima di me ti ha perso… chi
.
in una goccia in un granello
dentro una lacrima
perduto… chi
.
entra ed esce dal mio occhio
precipitando con una luce
nel pugno…chi
mi spegne singhiozzo o preghiera
silenziosamente.
.
Veglio
il tuo volto notturno
come una macchina obbediente
.
veglio lo scarabocchio del tuo sorriso
inviolato
dal mio pensarti per ore
.
veglio e rido infelice
di freddo e nostalgia.
diario del 14 marzo
Bello è il sorriso del mio amante
spaventoso e quel suo guardarmi dopo___
dopo ogni altra cosa.
Distoglie lo sguardo
distoglie da mè, da mè
quello sgurado armonioso
che vengo dopo___dopo ogni altra cosa
oltre le nebbie, le notti stanche
oltre la vita comune__
il sole mi cancella
a lento giro.
Si sbuccia una lacrima
tre le lenzuola e un sorriso gli viene
che pare colmo___colmo di piacere
E’ un bluf …un bluf quel danzare ;
è la sua non-presenza l’immagine
che occupa il mio strazio.
Assenza, mia sola amica____
sorella
sei un cormorano dal becco lunare;
ti tuffi ogni notte, vorace
dentro una pozzanghera di stelle
diario del 16 febbraio
Amore amore cucimi il cuore
con la tua perfezione
e forami gli occhi che non voglio vedere
col filo di seta
la bocca
mano sulla corolla rossa
non sà farsi amare- zitta!
filtra la garza brezzolina il fiato
si travasa l’alito e
l’acqua salata lacrima
tu asciugami l’onda che monta
e gli urli, le isole, il sole che muore
sulle clessidre
amore amore amore
aprimi il cuore
con la tua perfezione
ferma l’onda, senza di te
mi sento morire.
Sesto canto di dicembre
Dolce come un’ecatombe
un fiore che portava colore
amore
come un nettare di sangue
dimentico le ali scarne di polline e d’azzurro
terso
perdo la pelle sottile palpebra
secca pozza senza sole senza vento,
secca
la memoria lacrimosa si allontana
dalla bianca mattonella sporca
macchia.
Fu d’inverno che successe?
come gira il compasso cuore
amore
come bela la neve e balla…e balla
che appena disciolta ci tocca appena
e stringo e stringimi
la mano che morbida assenza sboccia
di gioia
e d’aria buona tra le labbra ,
dolce amaro amore
che tra le dita si macchia
amore.
Quinto canto di dicembre
Tu chiaro preciso unico
rossa è la tua ragione.
Io sola,
inclinata sull’orlo
spenta gola di fiato e sangue
affondo
e di me non resta che miniatura impura.
L’abbraccio
Abbraccio il tuo cuscino scavato dal capo
come fosse un ventre di piume
curva
sul quel sudore che è già ricordo.
L’altra notte le forme erano ubriache
ora, solo carta di giornale.
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