Ambre di cielo,estate di finestre fluttuanti,
di tendaggi sospesi,
i fruscianti si moltiplicano tra i biancolumi accecati.

Ne ò amate di tele, di trame grezze -Dio se ne ò amate- cosi rade
e rare, care nelle loro manifestazioni più ombrose
coi loro timidi sgorbi di filo torto,

come pensieri addossati, come  verdi vescicole di gechi
dalle piccole lingue volanti in cerca di baci,
piccoli deglutitori di insetti e sillabe ronzanti.

Privata dei pensieri, infognata tra le ore, nei minuti,
impaludata nella memoria impressa
la glottide si tende come una guglia, rossa vibrissa

nell’umile grotta caldo-umida e scintillante.
L’infelicità è una freccia, un selvaggio sospiro,
così facilmente sacrificabile il paradiso.