Allora ci credevo, allora pensavo che ogni virgola
fosse al posto giusto, e io con lei.
Lo scherzo azzurro ripeteva: Io, Io, Io…
e io rispondevo: Tu, Tu, Tu…
Credevo fosse mio quell’elastico di desiderio

che andava e veniva innocente e scintillante
come una fotocopia plastificata.
Sbagliando l’accesso, il recupero del dato effettivo
risultò impossibile.
 
Sai, il mio problema fu l’avere e non il dare, sparpagliando
l’ora notturna.
Ci voleva coraggio e diavoli panciuti dentro
per inventarsi quei sorrisi che altri, ora, sanno fare.
Bisognava saper andare oltre gli artigli scuri di pece,

e io no, non l’ho saputo fare. Non lo so fare.
Quando la luce verrà, non voglio trovarti qui.