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Ronzio come un filo di lama
-da una tempia all’altra-
è una palla

che mai si arresta.
Sfilo il giunco dall’orecchio vibrante
e poi spacco

frasi e parole -così tante-
sempre le stesse,
simili a

rozze tazze d’ogni giorno
sbeccate
che nel chiarore della lampada
sfiorita – vecchio neon –
osservo quel nero
cono

d’ombra rotondo
che mi tenta sull’orlo
e trascura e attira

tagliente strapiombo
e li
sul davanzale bugiardo freddo
marmo

la vena grigia pulsa,
corda dal quale il volo sarebbe dolce
di navigli e nuvole

bianche,
pace che strappa a questo mondo
ogni potere d’infelicità.