Scioccamente si trascina
fino al confine, fino alla patria dei morti
e un coro di vetri e nervi l’accoglie

Festa grande, magica Dea
festosi gli spazi, oziose le forme
tu cerbiatta, tu carnosa dondolanza

Odora la tua luna buffona,
è facile è semplice
tu sei una stanta, sei pura pelle di Dio

In solerzie ritmate,
sciacqui le boccucce poetiche
computi sillabe accoppiate
tra i vanitosi broccoli bruni

Nuova forza, nuova ironia
nuovo canto e tentazione

viva lo zelo inventa-preghare
viva lo sbadiglio o fata-ignorante

mentre l’inutile
in strofe polimetre, uccide la notte..