Io non volevo essere sepolta: pensavo sarei soffocata, anche da morta.
Ora sono morta e non sento più nulla.
Avevo letto di una luce calda; lei mi avrebbe accolta, abbracciata, coccolata e riscaldata.
Una luce armoniosa, accogliente, materna.
Invece nulla: non c’era nulla ad accogliermi.
Forse sto sognando o forse mi sono persa. Forse tutto il dolore patito mi ha tramortita, addormentata ,silenziata.
La solitudine più pura, più vera è qui e mi rotea accanto come un cane digrignando marce fauci di pena.
Ho paura. Con qualche senso sconosciuto tento un pianto che mi scuota

Vorrei silenziare il ronzio delle parole, delle urla, dei pianti, di chi mi ha amata e poi odiata, abbandonandonata.

Valanghe di parole sono inchiodate nella carne e mentre dal di dentro sgorga un urlo senza voce, vomito angoscia e sangue.

Dio, dimmelo Tu cos’era questa mia vita “prima”se non una foglia secca trascinata dal vento.
Una giusta morte volevo, una fine che mi avrebbe salvata da tutto; spenti i riflettori l’accoglienza di un buio di pace senza ieri, oggi ne domani.

Nessuna mediazione, nessuna consolazione se non quella  accoglienza d’asfalto.
Dall’alto al ponte brillavano le ultime stelle.
Nel giro di qualche istante ogni respiro, pena, tormento sarebbero volati  giu’ in quaranta metri più in basso.
Affacciata sul bordo una piantina verde mi osservava appena mossa da un vento tiepido.

Ma non è stato così, nulla si è placato; ora, in questo non-luogo, l’eco del silenzio mi trapassa: sono una particella di nulla nel nulla.
Anni, mesi, giorni, minuti esisteranno ancora, o nel vuoto non c’e più tempo ne speranza? Quel poco di me che ancora “è ”, sta per dissolversi nel freddo vuoto ombroso mentre una grande pena mi attraversa e taglia come aria.
Sono prigioniera e sono sola; più sola di quanto avessi mai immaginato; la mia prigione non ha pareti ma è più soffocante e stretta di una bara sigillata.
Sopra di me due metri di fresca terra viva, viva di vermi,di radici che si ciberanno di me prima o poi.

Vorrei fuggire, tornare a quella tiepida sera  con le stelle in cima, decidere ancora, respirare la quiete di mille cieli azzurri.
Ma sono nebbia, mi avvolgo  e dissolvo in infiniti rivoli, in lunghi fili di lugubre pallore.
Nessuno mi sente, nessuno mi ricorda.

Chi avrà pietà di me, suicida per dolore?
Io non volevo essere sepolta: pensavo sarei soffocata anche da morta…