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Chi vorrei all’infuori di me
qui, adesso
in sogno profondissimo?

Com’e vuoto quel sorriso
che s’allontana come una zattera
di fragili foglie sull’acqua.

Di parole era pieno questo immenso
mare, ora vuoto di onde
di odio la tua fronte ancora si colora?

E quegli occhi, come fuochi ardenti
nelle notti in folte lingue,
che bruciavano e mordevano, schiudendo e
mescolando amore e dolore
inchiodandomi.

Tengo dentro
il suono cheto di una lacrima,
l’intima coscenza del delitto,
la mancata parola, il saggio giudizio.

Mi abbandono alla banalità
al quieto spravivere;

l’addio, sai
è una brutta conchiglia,
è una nota stonata, strappata
ma ancora viva nella mente.