Il centro fa rumore
il fiato
fa rumore.

Metto sul tuo conto
lo spillone

che ha forato la mia corteccia
ribelle a tutte le tue virtu’

promosse vere,
che non vere

mi hanno ferita per mia colpa
o tua miseria.

Eppure torno, ogni tanto torno
a bere oleandri
dalla la tua piccola testa.

Eppure torno, ogni tanto

all’orto disifestato dalle mie semenze e
dall’orecchio teso vorrei udire
fuscii di spiga
che l’eco sguaiato dei tuoi servi.

Fatica sprecata questa pena;
a me

hai sempre  preferito
ventraglie e vermi.