L’infelicità si china dove piega la luna
e non sbiadisce mai
– Rivoli e vuoti in larghi laghi
promettevano tarantelle sapientose –
Appesa alle iridi vetrose
si riflette una logica lanterna
che più non guida.
Come fa freddo, ora
il cielo pare una  macchia
di tombe oscure
L’unione rapprendeva in grumi di celeste
mentre dipingevo il bisogno
sul tuo grande cuore di plastica –
E sei ancora crematorio
e gonfiore di palpebre
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