Nacque a Myrina nel 536 circa, in una città etolica dell’Asia minore occidentale, studiò legge ad Alessandria d’Egitto, per poi tornare a Costantinopoli nel 554 per terminare la sua istruzione e praticare come avvocato (scholasticus) nei tribunali.

Malgrado ciò la letteratura era la sua ambizione.
Scrisse un gran numero di brevi poemi d’amore in metro epico, intitolati Daphniaca e alcune note a margine del Periegetes di Pausania.

Curò la riedizione dell’Antologia Palatina, in cui sono contenuti un centinaio dei suoi epigrammi, e raccolse una antologia di epigrammi di poeti a lui antecedenti e contemporanei, tra cui i suoi stessi, sotto il nome di Ciclo di nuovi epigrammi.
Dopo la morte di Giustiniano I nel 565, alcuni degli amici di Agazia lo persuasero a scrivere una storia dei loro tempi. Questa opera in cinque libri, Sul regno di Giustiniano, continua la storia di Procopio di Cesarea, di cui imita lo stile, e costituisce la principale fonte per il periodo 552-558. Gli argomenti centrali dell’opera sono le guerre combattute dall’esercito bizantino, agli ordini di Narsete, contro Goti, Vandali, Franchi e Sasanidi.
Agazia è l’unica fonte per la chiusura della Accademia neoplatonica di Atene, voluta da Giustiniano nel 529, spesso usata come fine dell’Antichità. Gli studiosi dispersi presero con sé quanto potevano dei volumi della biblioteca e si recarono nella capitale sasanide di Ctesifonte, per poi tornare, dopo un trattato che ne garantiva la sicurezza e che è un passo miliare della storia della libertà di pensiero, ad Edessa, dove un secolo dopo le forze dell’Islam incontrarono la cultura greca.
La sua opera costituisce anche una fonte importante sulla storia dell’Iran pre-islamico, fungendo da base per lo Shahnameh di Ferdowsi e per la Storia di Tabari.
L’opera principale di Agazia, e l’unica che ci sia pervenuta integra, è la Storia dell’impero di Giustiniano. Il Lessico Suda la ricorda con il titolo di Storia dei Cesari, mentre i manoscritti recano Sull’impero di Giustiniano. L’opera è in cinque libri e ricopre il periodo tra il 553 ed il 559, riallacciandosi al punto in cui si chiudeva l’ottavo libro delle Storie di Procopio (guerra in Lazica tra l’Impero e la Persia in Oriente, e morte di Teia, ultimo re dei Goti, in Italia). Partendo da questo punto Agazia narrava gli eventi finali della Guerra Gotica e le campagne di Narsete contro i Franchi e gli Alamanni.

Fu, probabilmente, la prima opera poetica composta, e doveva contenere carmi basati su miti erotici in metro epico in nove libri; purtroppo la raccolta è andata perduta, le poche notizie derivano da questo epigramma :

“Dafniche, libri nove d’Agatia: l’opera è questa.
L’autore a te mi dedica, Ciprigna.
(Io che abbraccio di tante passioni i misteri, ad Amore
ben più che alle Pieridi sto a cuore).
Premia gli sforzi d’Agatia così: fa’ tu che non ami
o sia l’amata rapida alla resa”

***

Era splendida e piena di sé un tempo:
scuoteva i capelli ricciuti, camminava spavalda,
tutta fiera per le pene che io pativo.
Ora è vecchia, grinzosa, senza fascino:
i seni cascanti, gli occhi spenti,
le sopracciglia umili, la voce tremula, senile.
E i cernecchi grigi sono per me la vendetta d’amore,
la giustizia che più pronta cala sulle donne superbe.

Traduzione di Umberto Albini

da Bisanzio nella sua letteratura, a cura di Umberto Albini e Enrico V. Maltese, Garzanti, 1984